La topografia antica

1991

 
 

SOMMARIO

CONTENTS


Editoriale

Editor's Preface                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      


Questo manuale scaturisce dalla lunga collaborazione tra studiosi formatisi alla scuola di Nereo Alfieri e ne riflette alcuni criteri didattici, alcuni temi e le linee fondamentali del metodo. Questo è caratterizzato dall'integrazione tra diverse discipline e diversi tipi di fonti, dallo studio delle trasformazioni dell'ambiente naturale ai documenti letterari, epigrafici e toponomastici, dall'analisi dell'evidenza archeologica al controllo sul terreno, per giungere ad un'articolata ricostruzione storica dell'insediamento antico e delle infrastrutture territoriali. Il volume si è venuto articolando in quattro parti, delle quali le prime tre sono di carattere più generale, mentre la quarta è applicata ad alcune tematiche particolari, che sono tra le più ricorrenti nelle ricerche di topografia antica. Alle esposizioni di carattere generale fanno seguito di norma applicazioni, esemplificazioni ed illustrazioni, che rimandano di preferenza al territorio italiano ed all'età romana, in quanto l'opera è maturata da concrete esperienze didattiche in università italiane e ad esse è precipuamente destinata. L’unità ed organicità della materia trattata ha comportato talora la ripresa di argomenti presentati più specificamente in altre parti dell'opera ed ha richiesto perciò frequenti richiami tra i vari capitoli. Accanto al tradizionale impianto umanistico della disciplina e alle ormai ben consolidate metodologie connesse con la ricerca storico~archeologica, si è dato ampio spa:zio alle attuali tecniche, che permettono di sfruttare al massimo i mezzi informatici per l'acquisizione, l'archiviazione e l'elaborazione dei dati topografici.


Indice del volume La Topografia Antica


LA TOPOGRAFIA ANTICA

1.1 Il nome « Topografia antica" di Nereo Alfieri

1.2 Finalità della disciplina di Giovanni Uggeri, 15

1.3 Storia degli studi di topografia antica di Giovanni Uggeri

2. LE FONTI PER LA TOPOGRAFIA ANTICA

2.1 Le fonti scritte di età classica di Giovanni Uggeri 

2.2 Le fonti di età medievale di Stella Patitucci 

2.3 Le fonti epigrafiche di Giovanni Uggeri 

2.4 Le fonti archeologiche di Stella Patitucci 

2.5 Il contributo della toponomastica alla ricerca topografica di Giovanni Uggeri

3. IL TERRENO E LE SUE RAPPRESENTAZIONI

3.1 La cartografia di Giovanna Bonora 

3.2 Appendice. I fotopiani e la cartografia computerizzata di Enrico Giorgi 

3.3 Fotografia aerea e telerilevamento di Pier Luigi Dall'Aglio 

4. AMBITI PECULIARI

4.1 Geomorfologia e topografia antica di Pier Luigi Dall'Aglio 

4.2 La centuriazione di Giovanna Bonora 

4.3 La viabilità antica di Giovanni Uggeri .

4.4 Il survey e la ricerca storico-topografica di Pier Luigi Dall'Aglio


Il nome «Topografia antica»

1.1

NEREO ALFIERI


1. La derivazione greca del vocabolo «topografia» (da tópos = luogo e grápho = descrivo) è di per sé evidente. Non si tratta però di una coniazione dotta dei moderni, e cioè uno dei tanti imprestiti che le discipline odierne, umanistiche o no, hanno preso e tuttora traggono dalla lingua greca, bensì della continuazione (o almeno del ripristino) di un uso specifico che si trova già stabilito negli autori classici. Negli autori greci le prime attestazioni del termine topografia sono offerte dalla «Geografia» di Strabone. L’autore, ad esempio, prima di iniziare la descrizione della Grecia, ricorda che quell'argomento era stato trattato per primo da Omero e poi da altri scrittori che si erano interessati dei porti, dei peripli e di simili aspetti, oppure da storici come Eforo e Polibio. Questi ultimi, infatti, avevano posto in particolare risalto «tèn ton epeíron topographíam», cioè «la descrizione delle regioni» (VIII, 1, l, C. 332). II termine «topographía» nel senso di «descrizione di luoghi» ricorre anche in altri autori, come Tolemeo (Geograph., 1,1,5) o l'astrologo egiziano Petosiris (apud Vettium Valentem, 125, 22): il primo lo riferisce a regioni terrestri, il secondo a quelle celesti. Un'altra testimonianza sempre del II sec. d.C. si crova nella «Crestomazia» di Proclo, là dove dice che lo stile poetico non è sempre fiorito, ma viene influenzato dal contenuto e in particolare «aderisce alla descrizione dei luoghi». Analogo è il significato nel titolo «Christianikè topographía» («Topografia cristiana») dato da Cosma Indicopleuste (VI sec. d.C.) alla sua opera geografica, dove, nell'ambito della sua singolare concezione religioso-cosmica, descrive i paesi dalla Spagna all'India. II verbo «topographéo» accentua, nell'uso, il significato di descrizione analitica o particolare. Così il grammatico Ateneo (II-III sec. d.C.), nella sua opera «Deipnosophistaí», cioè «I filosofi a banchetto» (I, p.16 d), lo applica alla descrizione minuziosa di uno spazio assai piccolo: infatti nel dialogo tra i dotti, uno degli interlocutori sostiene che Omero riesce ad incantare Ermete «anche quando si limita a descrivere l'abitazione di Calipso» Altrettanto interessante è il passo di Strabone (XIII, 1,5, C.583) in cui si dice che il monte Ida serve a descrivere dove si trovava Troia. In questo modo Strabone, anticipando in qualche misura Schliemann, pone concretamente un problema di topografia antica.


2. Negli scrittori latini il termine «topogràphia» non risulta molto usato, tuttavia possiede tutti i significati assunti nel mondo greco, vale a dire descrizione sia di un luogo esteso, sia di un luogo ristretto. Tralasciando l'opera perduta di S. Girolamo «Topogràphia terrae Iudeae» (il titolo è incerto), fondamentale è la definizione del termine che viene data da Quintiliano (IX,2,40), secondo il quale «topogràphia» nell'attività oratoria è la «locorum dilucida et significans descriptiol» Nelle classificazioni retoriche, poi, «topogràphia» si contrappone a «topothèsia», essendo quest'ultima la descrizione di un luogo fittizio, mentre la prima riguarda un luogo reale e concreto. Lo specifica il grammatico Servio (V sec.d.C.) a proposito del paesaggio africano dove Virgilio fa approdare Enea (Ad Aen., 1,159: «topothèsia est, id est fictus secundum poeticam licentiam locus ... nam topographia est rei verae descriptio» e lo ripete Lattanzio Placido (VI sec. d.C.), commentando il passo della Tebaide di Stazio dove si descrive l'ingressQ dell'Ade. Cicerone, però, adopera topothèsia anche per località realmente esistenti, come in due lettere ad Attico: 1,13,5 e I, 16,18.


3. Nella letteratura italiana il vocabolo ricompare durante il Rinascimento con l'opera Urbis Romae Topographia che Giovanni Bartolomeo Marliani diede alle stampe nel 1543. Il consapevole uso del termine risulta dalla giustificazione che l'autore fa della sua opera dichiarando, in polemica con i precedenti illustratori di Roma antica, l'insostituibilità del fattore geografico e spaziale per la comprensione dei monumenti archeologici: «Quoniam quiquid in rerum natura existit, necesse est id certis finibus contineri, certoque determinari loco, ideo ..... priusquam ad aedificiorum Urbis declarationem aggrediar, pauca quaedam de situ ipsius attigerem. Quod haud scio cur a ceteris in hoc scribendi genere versatis sit praetermissum». E aggiunge di voler colmare questa lacuna «ne Luciani fabulam quandam imitatus, in aere aranearumque campo aedificia ipsa instaurasse Vel potius sparsisse ìudicer». Dopo il Marliani il termine «topografia« conosce un lungo periodo di appannamento per tornare ad essere usato dagli studiosi di antichità alla metà circa dell'Ottocento, dapprima nell'ambito delle più importanti città antiche, ma poi anche fuori dai complessi urbani per ogni indagine che avesse come scopo la ricostruzione del mondo antico nei suoi aspetti collegati con un limitato settore di territorio. L’affermarsi definitivo del nome è da collegarsi probabilmente con lo sviluppo della disciplina tecnica e matematica che è la moderna Topografia, a cui è legata la realizzazione, iniziata nel Settecento, delle carte dette appunto «topografiche», e cioè carte a piccolo denominatore o a grande scala risultanti dalla triangolazione del terreno, che illustrano in modo dettagliato porzioni di territorio relativamente ristrette. Attualmente il termine è invalso per designare la nostra disciplina, soppiantando in Italia e alI'estero le vecchie denominazioni ed altre più recenti, come il termine tedesco Landeskunde.


4. Qualche incertezza resta invece per l'appellativo e cioè se la nostra disciplina debba essere chiamata topografia «antica» o topografia «storica» o topografia «archeologica». A prima vista, trattandosi di una delle discipline ausiliari della storia, nel senso che individua e interpreta i fenomeni storici distribuiti sulla superficie terrestre, sarebbe logico denominarla Topografia «storica». Tale appellativo, però, non è privo di equivoci, potendo far pensare che la topografia si avvalga prevalentemente delle fonti proprie della storiografia, vale a dire quelle storico-letterarie. Allo stesso modo il termine «topografia archeologica» introduce l'errata convinzione di una disciplina basata pressoché esclusivamente sui dati derivanti dall'archeologia. Il termine «antica», per la sua genericità, evita qualunque fraintendimento, collocando tutte le fonti sul medesimo piano e dunque proprio per questo motivo la scelta è caduta su tale aggettivo. Pur evitando tutta una serie di equivoci a livello di fonti, il termine «antica» ne ingenera per quanto riguarda il periodo oggetto dei nostri studi che sembra essere, appunto, solamente quello antico e non, ad esempio, l'età medioevale. In effetti di norma il topografo antichista rivolge la sua attenzione in prevalenza al mondo antico. Ciò però non toglie che da un punto di vista metodologico non ci sia alcuna differenza . nell'affrontare problemi legati all'organizzazione territoriale di età greco-romana o di un periodo più vicino a noi. Sia nell'uno che nell'altro caso, infatti, si tratterà di ricavare dalle varie fonti il maggior numero di informazioni e poi di collocare questi dati sulla realtà geografica dell'epoca che ci interessa: ciò che cambierà sarà il tipo e la quantità delle fonti disponibili.


5. Con l'espressione «Topografia antica» ci si riferisce quindi a tutti quegli studi che hanno per oggetto la ricostruzione dell'assetto del territorio, e quindi, in definitiva, dell'evoluzione del rapporto uomo/ambiente nel passato, sia quello remoto che quello più vicino a noi. Nello stesso tempo la genericità dell'aggettivo «antica» consente di inglobare in esso ricerche territoriali condotte con diverse impostazioni, rendendo di fatto superflua la coniazione di espressioni come «archeologia del territorio», o «archeologia del paesaggio», espressione quest'ultima per altro metodologicamente errata (cfr. cap. 4.4).


6. Accanto alla Topografia antica abbiamo anche la Geografia storica, disciplina questa che potrebbe essere confusa con la nostra ed in effetti in passato si sono avute confusioni e commistioni, come la serie di monografie sui municipi romani promossa da J. Beloch (1864-1929) e da lui intesa come una collana di «geografia storica». In realtà il confine tra le due materie è attualmente abbastanza netto e ben definito e deriva dalla scala a cui abitualmente si lavora. Il termine «topografia», come si è detto, torna ad essere usato grazie al suo legame con le carte a grande scala, da l :5.000 a l: 100.000, vale a dire le carte topografiche, e quindi si riferisce ad una porzione del territorio piuttosto ristretta. La Geografia storica, invece, si occupa di ambiti territoriali estesi, per cui utilizza carte a piccola scala o a grande denominatore, cioè le carte dette appunto geografiche. Allo stesso modo non vi è possibilità di equivoco neppure tra «Geografia storica» e «Paleogeografia», dato che quest'ultima è l'indagine dell'aspetto e delle trasformazioni della superficie terrestre nelle epoche geologiche anteriori alla comparsa dell'uomo.