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La tragica scomparsa di Riccardo Francovich ci ha privato, oltre che di un amico, di uno dei fondatori dell'archeologia medievale italiana, nella quale Egli si mosse attivamente ed in modo innovativo per più di un trentennio, sempre in un'ottica ampia, aperta al dibattito europeo, ma tenacemente ancorata al Suo territorio prediletto, quella Toscana meridionale, quella Maremma, sulla quale sin dagli inizi Egli polarizzò il Suo magistero senese. Grande il vuoto che ha lasciato, ma i semi che ha gettato sono diventati fecondi e certo continueranno a produrre. La lunga dimestichezza con Riccardo Francovich, che risale aWinizio degli anni Settanta e che ci ha portato spesso a confrontarci in dibattiti scientifici, che talora ci hanno visto su posizioni divergenti, non ha fatto che rinsaldare la reciproca stima ed è per questo che dedico alla Sua memoria questo volume.

Dopo la fase pionieristica degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta del secolo scorso, lo spartiacque - che segnò il vero inizio dell'archeologia medievale italiana - fu costituito nel 1974 dalla fondazione della rivista “Archeologia Medievale” alla quale partecipammo attivamente. Il suo sottotitolo 'cultura materiale, insediamenti, territorio', evidenziava la novità e l'ampiezza dell'ottica con la quale guardavamo all'avvenire di questi studi. Alcune tematiche essenziali erano già ben rappresentate nel primo numero della rivista, così l'archeologia urbana, l'archeologia del paesaggio, il problema allora appena aperto dell’incastellamento, la cultura materiale. A tutti questi filoni di ricerca Riccardo Francovich rivolse i propri interessi in maniera più o meno intensa, allargandoli successivamente alla campagna altomedievale e all'archeologia mineraria. Inoltre Egli colse immediatamente le nuove possibilità offerte dall'informatica e seppe promuovere interventi incisivi, impegnandosi al tempo stesso concretamente per la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio archeologico.

Dopo lo slancio degli anni Settanta, l'archeologia medievale italiana si è andata codificando nei decenni successivi, privilegiando via via le diverse tematiche, ma anche aprendone di nuove. Oggi se ne impone una riflessione critica per delineare un bilancio dei risultati raggiunti e tentare di individuare nuove prospettive di sviluppo. In tale direzione vanno già alcune delle relazioni presenti in questo volume in rapporto a tematiche specifiche, come l'archeologia del costruito e le tecnologie medievali.

Gli Atti che qui si presentano raccolgono infatti relazioni svolte in due congressi che ho organizzato negli ultimi anni e precisamente la 111 Conferenza Italiana di Archeologia Medievale, svoltasi nell'Università di Cassino dal 17 al 19 dicembre 2003 sul tema "I:archeologia medievale in Italia nell'ultimo trentennio: un bilancio", e il VI Congresso di Archeologia Medievale, svoltosi a Roma nella sede del CNR il 31 maggio e il I giugno 2006 sul tema "Archeologia Medievale nell'Italia centro-meridionale: insediamenti e territorio".

La maggior parte dei contributi si rivolge all'archeologia del paesaggio medievale nell'Italia centrale e meridionale, comprese le due isole maggiori. Vi si trovano messi a confronto i risultati delle più recenti ricerche topografiche sia ad ampio raggio che su singole realtà territoriali, offrendo così sia bilanci regionali (Abruzzo, Molise, Sicilia), che analisi su aree circoscritte, che tuttavia prospettano problematiche importanti, perché immettono nella discussione dati inediti derivanti da ricerche ancora in corso.

I principali settori d'indagine che si riflettono in questi Atti sono l'archeologia urbana (presente con saggi su Benevento, I:Aquila e Siponto), l'incastellamento (si va dal Lazio al Molise, dalla Sardegna alla Sicilia), l'insediamento monastico (in Toscana e nel Lazio), la viabilità e la carta archeologica.

La ricostruzione della viabilità medievale rappresenta un filone di ricerca che ho inteso potenziare nell'ultimo decennio nella convinzione che esso fornisca l'ossatura portante ad ogni indagine storica sull'archeologia del paesaggio, fornendo indicazioni essenziali per la corretta comprensione di fenomeni economici, strategici, politici e culturali di una determinata regione. Alcuni saggi affrontaao i problemi di continuità e di innovazione della rete viaria tra tarda antichità e medioevo dalla Toscana al Molise e alla Sicilia; in particolare un corposo saggio si riferisce alla viabilità medievale del contado fiorentino e alle sue infrastrutture.

Alla carta archeologica medievale è stato dedicato un progetto specifico della cattedra di Archeologia Medievale dell'università di Cassino (Fanna Italiae Medii Aevi), avvertendo la doppia esigenza di costruire una banca dati per la conoscenza scientifica di base, allo scopo di evidenziare dinamiche insediative, persistenze e discontinuità, ma anche di dotare la società civile di uno strumento essenziale nella gestione e nella fruizione del territorio. I.:importanza del progetto è stata sottolineata dalla sezione dedicata alla Carta Archeologica Medievale nel Congresso su "La Carta Archeologica d'Italia" che ho organizzato a Roma (CNR, 9-10 dicembre 2003). Ne sono stati già pubblicati due volumi: S. Patitucci, pc 76, Ferrara, Firenze 2002 (QAM, 5); S. Pietrobono, pc 159, I, Frosinone, Firenze 2006 (QAM, 8). In questo volume otto saggi riguardano le dinamiche insediative tra tardo antico e medioevo e il loro rapporto con la viabilità in Irpinia, Abruzzo, Salento e Sicilia. In particolare, sull'insediamento rurale nella Sicilia sud-orientale abbiamo tentato una sintesi di prolungate ricerche, che propone un nuovo modello interpretativo per l'età tardoantica e bizantina, ma si ricollega ad un saggio comparso proprio nel primo numero della rivista "Archeologia Medievale" e per questo - insieme a Giovanni Uggeri - intendo dedicarlo alla memoria di Riccardo Francovich.

Stella Patitucci Uggeri

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